Racconto 1




Mi svegliai accarezzata da tiepidi raggi di sole. Andai in giardino per godere della magnifica giornata. La mia attenzione fu subito attratta da alcuni simboli disegnati sul muro della mia casa. Non li avevo mai notati. Mi irritai pensando fossero opera di qualche ragazzino. Osservando meglio, mi accorsi che non si trattava del solito graffito. Era un messaggio in codice. Cosa rappresentava? Sapevo che gli zingari usano dei simboli per segnare le case da derubare. Panico. Subito pensai di chiamare la polizia. Ero spaventata e per questo poco razionale. Volevo prima parlarne a Vincent, il mio migliore amico. Gli telefonai. Mi disse mi avrebbe raggiunta quanto prima. Cercai in internet un indizio per risolvere l’enigma. Trovai solo materiale inutile, niente che avesse un nesso. Iniziai ad ispezionare il giardino in cerca di non so che. Gigi, il mio setter, mi seguiva curioso. Voleva giocare. Io avevo la testa altrove. Non trovai nulla. Arrivò Vincent che, osservate le scritte nette e precise, constatò che erano sicuramente recenti. Disse che non sembravano i simboli tipici degli zingari e che avrebbe decodificato quel messaggio. In meno di un’ora riuscì nell’intento. Diceva: “Gli uomini delle caverne per te iniziarono a scrivere sulle pareti”. Oddio! Chi poteva averlo scritto? Uno spasimante? Un maniaco? Decisi di attendere nuovi segnali. Il mattino successivo trovai una nuova scritta che Vincent decodificò, diceva: ” Scusatemi, mentre bacio il cielo!”. Quella storia iniziava ad intrigarmi! Quei versi erano per me! Decisi di rispondere (in italiano corrente) e scrissi: “Il coraggio perfetto consiste nel fare senza testimoni quello che si sarebbe capaci di fare davanti a tutti”. Diverse sere rimasi a sbirciare, nascosta dietro la tenda della mia camera da letto, fantasticando sullo sconosciuto. Non vidi nessuno e non trovai nuovi messaggi. Forse si era stancato. Peccato. Magari, invece, era meglio che restasse una fantasia. Pochi giorni dopo avevo quasi dimenticato l’accaduto. Ma, una mattina, salendo in macchina, trovai sul parabrezza un fiore e un biglietto con scritto: ” Buongiorno principessa, oggi mi riconoscerai.” I battiti del cuore si fecero intensi. Attesi tutto il giorno. Nulla. Delusa, constatai che la mia giornata lavorativa era conclusa. Stavo contando l’incasso quando entrò un cliente. Mi irritò l’ingresso del ritardatario. Sollevai lo sguardo. Di fronte a me Michele, un ragazzo che mi era stato presentato ad una festa. Lo trovavo attraente. Cambiai umore. Sorrisi e lo servii con gentilezza. Acquistò una maglietta. Ci mettemmo a chiacchierare amabilmente. Persi il senso del tempo. Mi parlò di un libro emozionante che aveva letto e che, casualmente, aveva con se. Mi chiese se desideravo leggerlo. Annuii. Era una scusa per rivederlo. Quando uscì dal negozio guardai il libro. S’intitolava “Scusa, se ti chiamo amore”. Lo aprii. Dentro c’era scritto il mio nome “ALICE”. Sentii un tonfo. Era il mio cuore. Era lui!





Grazia Tamburello – Novara

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